Quintetto

Foto di Marco Chenevier/TID

Foto di Marco Chenevier/TID

di Anna Trevisan

Decostruzione del risultato, anatomia della creazione. Lezione estemporanea sulla complessità della semplicità, sottolineatura dovuta e necessaria delle fasi da cui uno spettacolo nasce, della fatica da cui cresce, della quantità di persone che devono collaborare insieme per costruirlo.
Manifesto di uno spettacolo ai tempi della crisi, brillante denuncia dello stato delle arti e dello spettacolo oggi. Inno alla poesia e alla bellezza, questo spettacolo chiede coraggiosamente e sfacciatamente aiuto al pubblico, perché i performer protagonisti hanno dato forfait per colpa dei tagli al budget.
Lo si ri-costruisce insieme, dunque, questo pezzo per cinque danzattori ridotti ad uno solo, il mago acrobata ed affabulatore Marco Chenevier. Lo si ri-costruisce insieme all’ilarità complice del pubblico, alla sorpresa incredula e spettacolare che suscitano le parole del protagonista. “Non posso fare tutto io!” ripete l’artista, mentre gesticola sul palco e salta nel proscenio con rocambolesche acrobazie destreggiandosi in tanti moltiplicati alter-ego di se stesso: attore ed interprete, coreografo e regista, drammaturgo, sceneggiatore, paroliere. Invita il pubblico a collaborare, con quieta e preoccupata delizia, chiede volonterosi volontari che supportino lo spettacolo in prima persona, salendo sul palco a fare le veci dei danzatori assenti, a manovrare le luci e ad ad orchestrare la musica e la colonna sonora al posto di tecnici che non ci sono, a truccarlo, a vestirlo al posto del costumista e del truccatore.

Tutti spariti, nella disattenzione generale di un Paese che non si accorge di che cosa sta succedendo. Operatori, tecnici, artisti della Compagnia: tutti inghiottiti dai tagli al budget. Marco Chenevier interpreta quindi prima di tutto il sopravvissuto a questo inasprimento delle difficoltà oggettive in cui oggi chi fa arte e spettacolo in Italia si trova ad operare. Così, tra questa confusione allegra di ruoli, tra questa gioiosa baldanza interattiva che confonde levità e clownerie, mimo e parola, corpo dell’attore e del danzatore in oscillazione tra raffinato cabaret e danza spicca ed emerge anche un elemento troppo spesso dimenticato: la qualità del gesto e della presenza che contraddistingue un artista da noi uomini qualunque, sfatando il mito del “avrei potuto farlo io”!:
E non è un caso che l’intelligenza drammaturgica e la sensibilità attorale del performer scelga a tema del suo non-spettacolo la figura indelebile, elegante, capitale di Rita Levi Montalcini, icona della scienza e mente meravigliosa simbolo della ricerca e del futuro. “È tempo di morire?” chiede alleggerendo in interrogazione il finale di Blade Runner. Crediamo proprio di no!

Teatro Aurora, Marghera (Ve)-17 Gennaio 2014

“Quintetto”

coreografo Marco Chenevier

per 5 danzatori

produzione TIDA Teatro Instabile d’Aosta

musiche di scena Villa Lobor, Yann Tiersen

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