Archivio mensile:febbraio 2014

A perfect Encounter. English version

Chisato-Ohno-512x420

Chisato Ono/Simon Ellis

31 ottobre 2013, CSC Garage Nardini
Simon Ellis e Chisato Ono. Sharing

by Anna Trevisan

Everything starts with her, in the middle of the stage of the Garage Nardini. No gorgeous scenography, no particular costume, no special effects. No sound or music. Only she, who starts to perform in complete silence on an empty stage.

She moves hands, fingers, hips and waist as slow as she can, in a sort of reluctant fragmentation of gestures. Her whole body works as if it’s following an invisible internal impulse, which activates it. She’s moved by something or someone else. A bright, diffused, white light spreads on the scene. Inheritor of the best of Martha Graham’s heritage, undoubtedly very talented from a technical point of view, but also capable of a sensitive and delicate interpretation, “she is the root connection of the performance, as Patty Smith sings.

A rhythmic, pulsing music invades the prolonged silence, and dark succeeds light, producing a double beat : a sort of acoustic alternating electricity, a visual pulsation. Her dance becomes more fluid, and evokes fantastic creatures: wild animals, exotic birds (flamingos maybe?) which we imagine in uncontaminated natural landscapes. She wakes up our imagination and let see us an invisible, crowded universe.

A small lamp turns on, hung from the ceiling, dropping a gold rain over her, which illuminates her: a modern Danae. Nothing to do with glamour or sex appeal. Nothing to do with easy attraction. On the contrary, she invokes a smart, elegant, multifaceted version of femininity. Her presence on the stage is always full of grace, although she distorts her voice into primitive sounds, a whisper on the borderline between pain and pleasure. She transforms herself into a middle aged woman, quoting the French iconograghic tradition of the “Madonna hanchèe”. She transforms herself into the vigorous and colored femininity of Renoir’s women, focusing the impulse of the movement on the abdomen and the back, connected in a common movement.

She transforms herself into a neutral body sculpted by contrasts in lighting: a renewed Bali Theater of shadows.

We really appreciated the quality of the performance, the control of the body, and the capacity of theatrical expression. The minimalism of the scenography, the balanced direction by Simon Ellis, the alternation between void and fullness, and the general sense of restraint and generosity conferred elegance and grace to this performance, which was the result of a casual encounter between the director and the performer. A perfect combination. We are all waiting for the sequel.

http://www.operaestate.it/evento/chisato-ohno-simon-ellis/

http://skellis.net/

http://gagapeople.com/english/team/teachers/chisato-ohno/

 

1798188_264952257000758_68468530_n

VOR

31 gennaio 2014, Sala del Ridotto. Teatro Comunale di Vicenza, VOR. Sharing di fine residenza, di e con Tiziana Bolfe, Matteo Maffesanti, musiche originali di Davide Pachera, costumi Francesca Basso, lighting design Jeroen De Boer, supporto artistico Nicole Seiler

di Anna Trevisan

Un sibilo arriva da sinistra. Punti luminosi proiettati sullo schermo. Un suono vibra zebrato.

Sul proscenio c’è un computer acceso, quello del musicista e tecnico del suono. In fondo al palco ci sono altri due computer. Tre punti, tre postazioni di lavoro che disegnano invisibili rette coincidenti e una bisettrice. I due perfomer entrano in scena e si posizionano distanti uno dall’altra, accanto ai computer. Hanno le gambe e le braccia nude, vestiti di una T-shirt e calzoncini corti arrotolati fino all’inguine.

Sullo schermo gigante appeso a fondo palco nascono dita di mani gigantesche, enormi, che si cercano, si toccano, si sfiorano in duetti che evocano la plastilina surrealista e geniale di Jan Svankmeier in versione iperrealista, sorvolando Bruce Naumann.

Assistiamo ad una progressiva rarefazione del tocco. Il corpo dei performer sembra rimpicciolire davanti allo schermo. I loro mignoli, i loro palmi , le loro dita proiettate in estemporanea sullo schermo incantano e riducono a rumore la visione dei loro corpi reali in movimento. Poi c’è un intervallo, un cambio di ritmo. Il corpo dei perfomers si slaccia in polsi e avambracci che pungono per terra come frecce di suono abbassate. Sullo schermo si allarga un grumo di pelle grinzosa che si dilata e si contrae insieme al suono. Palmi come macchie di odori rosa arancio, sfuocate e dilatate fino all’estremo. Le dita si intrecciano alterate dalla luce e le loro sagome ingrandite sul video diventano inganno di schiene, gambe, corpi che danzano. La pianta del piede catturata dalla videocamera sullo schermo diventa derma, epitelio diffuso che ri-cambia il suono in visioni uterine. La relazione fisica tra i performers è triangolata  dai computer, e la proiezione di un macro-corpo virtuale sullo schermo disorienta la visione complessiva. Il corpo fisico si fa quasi comparsa, eppure resta il conduttore indispensabile della visione, indicando il canale, il passaggio, il varco, l’accesso alla trasformazione in virtuale e mostrandoci la potenzialità infinita di prospettive possibili. Gomiti come spigoli acuti spingono per terra anche i suoni elettronici che seguono i movimenti. Assistiamo alla creazione/proiezione di un altro mondo. Siamo entrati in un altro mondo. I performer si alzano in piedi. Dando la schiena al pubblico avanzano verso il proscenio. E si posizionano ognuno di fronte al proprio computer. Sullo schermo si gonfia un ibrido strano, il mito platonico dell’androgino realizzato.

Di spalle al pubblico, l’ottima Tiziana Bolfe esegue con tensione millimetrica e controllo di ogni muscolo e fibra la con-fusione con il corpo virtuale del partner. E qui accade la magia: il disorientamento ottico e percettivo iniziale aumenta, e diventa sincera meraviglia. Non sappiamo più a chi credere, se all’immagine dei loro corpi fisici oppure a quella dei loro corpi virtuali, perché sono vere entrambe, l’una in nome della presenza “qui e ora”; l’altra, in nome della rappresentazione esatta e rarefatta del “mentale”/”spirituale”. I loro corpi fisici, distanti, si toccano e si penetrano spogliati di carne e superficie epiteliale, trasfigurati in un ultra-corpo che è alone impalpabile, rappresentazione dell’invisibile grazie al  virtuale.

La sofisticata riflessione sul corpo fisico e sul corpo “spirituale” alla quale ci hanno condotto gli artisti riserva un ulteriore, intelligente sorpresa, di grande resa scenica che non vogliamo svelare.

http://www.tcvi.it/it/eventi/2013-2014/progetti/401/v-o-r

http://www.lucybriaschidanza.com/stampa

 

VOR

Contrassegnato da tag , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: