Archivio mensile:giugno 2014

Il Vangelo secondo Virgilio Sieni. Prove aperte

Corderie dell’Arsenale, Venezia, 5 Giugno 2014 |

sieniCinquant’anni dopo il film di Pasolini (1964) il Vangelo ritorna ma a passo di danza.
Virgilio Sieni infatti – danzatore, coreografo e attuale direttore della Biennale Danza- offre in dono ai visitatori della 14. Biennale di Architettura le prove aperte del suo Il Vangelo secondo Matteo, permettendo di accedere al vestibolo segreto della sua scrittura coreografica, della sua drammaturgia, del processo compositivo e performativo, interpretando i Fundamentals di Rem Koolhaas come l’opportunità data anche ai profani di guardare dietro le quinte, di assistere al processo creativo, e di condividerne la naturalezza della genesi.

L’incontro che è stato voluto tra Danza e Architettura disegna “un vero atlante del gesto in divenire, al quale partecipare creando una narrazione di camminamenti, visioni, soste” –dice Sieni.
Vecchi, persone comuni, uomini e donne vestiti in pantaloni e magliette dai colori pastello si mescolano e si muovono nello spazio disteso delle Corderie. Noi, pubblico nomade e ansioso, possiamo osservarli disseminati mentre ripassano i gesti e le coreografie, mentre eseguono esercizi di riscaldamento motorio e vocale, mentre parlano tra loro, ascoltano i suggerimenti dell’insegnante, mentre si posizionano al proprio posto e ripetono i movimenti corali, sollevando insieme delle travi di legno, posandole per terra, intrecciando braccia su braccia, riposandosi un poco, memorizzando i puntamenti.
Chi di noi ha la fortuna di incontrare la pazienza dell’attesa, magari seduto sulle tribune di legno chiaro dell’ultima sala delle Corderie, può incappare nella “filata” e gustare un intero quadro dei 27 messi a punto da Sieni e che proporrà a Luglio. Uno schermo annuncia il titolo.
Una parte del gruppo di performers si organizza sulla destra, mentre gli Altri, donne e uomini non più giovanissimi, si dispongono sull’altro lato. Con nostra meraviglia, il primo gruppo si trasforma in Coro ed intona lo Stabat Mater nella versione di Karl Jenkins, accompagnando la gravità del canto con un’esecuzione anche gestuale del testo.

Mentre la musica sale e si spande vaporosa sopra la visione, sopra lo sguardo, sopra il pubblico della Mostra, gli Altri incarnano la rappresentazione minimale della crocifissione e del compianto del Cristo morto, evocando le schiene addolorate di Giotto, le sue braccia al cielo, le sue direttrici di corpi e masse nello spazio. Le due travi di legno maneggiate da decine di mani, sollevate da decine di braccia, trasportate da decine di spalle diventano croce, bara, portantina.
I corpi di queste persone parlano una danza che dice “sì sì, no, no”, senza fare promesse né giuramenti, spogliata del superfluo. Una danza che cresce naturale come “gigli di campo”.

Anna Trevisan

 

Danza & Architettura. In dialogo con la 14. Mostra Internazionale di Architettura

Corderie dell’Arsenale, Venezia – 4, 5, 6 Giugno 2014

Appunti per il Vangelo secondo Matteo di Virgilio Sieni

 

http://www.labiennale.org/it/danza/direttore/

http://www.sienidanza.it

 

 

 

 

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II. Fundamentals. Elements of Architecture | Biennale di Venezia

6 Giugno 2014, Venezia, Giardini della Biennale
2014-06-08 18.35.15Se Monditalia è l’invito a fare il punto della situazione odierna, Elements of Architecture è il personale contributo di Rem Koolhaas alla ri-costruzione dell’immaginario.
Molti degli addetti ai lavori escono dalla mostra del Padiglione Centrale dei Giardini con facce svogliate, interdette o, peggio, indignate, perché l’allestimento fa radicalmente piazza pulita di rituali parlati solo da specialisti, sgomberando il campo in modo netto da planimetrie, modellini e plastici in scala, da linguaggi tecnici e criptici, rivolgendosi invece a tutti, per davvero, e rompendo quel maleficio che sembrava aver condannato l’Architettura all’autoreferenzialità e/o alla monumentalità auto-celebrativa, narcisista e spettacolare.
Rem Koolhaas obbliga tutti, scettici compresi, a ripartire, letteralmente, dai Fondamentali: soffitti, muri, porte, finestre, facciate, scale, ascensori, toilet. Obbliga a (ri)volgere l’attenzione alle necessità reali e concrete legate al progettare. Obbliga a porsi domande elementari: a che cosa serve quello che vogliamo realizzare? a chi serve? è necessario? funziona? Domande queste, che di questi tempi, farebbero arrossire perfino qualche Archistars, alle prese con annosi problemi di pedoni che cadono sui ponti invece di salire e disabili calpestati.
Non è solo una provocazione quanto piuttosto un dovuto memento per gli apprendisti: per diventare architetto è prima necessario saper fare l’artigiano, il carpentiere, il falegname; saper fare il muratore, e imparare a posare pietre, a livellare pareti; saper fare il fabbro,  e imparare a forgiare maniglie, serrature, chiavi; saper fare l’idraulico e costruire bagni, fogne, scarichi. Non è un caso che la sala più sconvenientemente lucida sia proprio quella dedicata alla toilet, dove urinatoi vecchi e nuovi troneggiano insieme a sedute romane e post-moderne.

Il messaggio di Koolhaas arriva forte e chiaro: una sferzata sonora alla pericolosa incompetenza di chi si arroga il privilegio di progettare senza saper … costruire.

In effetti, a un musicista (e pure a noi) farebbe certamente sorridere la proposta di far salire sul podio a dirigere un’intera orchestra un direttore che a suonare uno strumento non ha imparato mai.

Anna Trevisan

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I. Fundamentals. Monditalia | Biennale di Venezia

5 Giugno 2014, Arsenale di Venezia, 14° Mostra Internazionale di Architettura

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In vaporetto verso l’Arsenale, per visitare l’anteprima della Biennale di Venezia.

C’è un forte silenzio intorno. In alto, campeggiano due pubblicità, l’una accanto all’altra. Rivestono gli occhi con parole che hanno un sapore di amara ammonizione, di inascoltata profezia: “Fundamentals. 14° Mostra Internazionale di Architettura”. Accanto, si legge: “Non solo Mose. Il Mose completa un grande progetto. Costruire con la Natura, salvando Venezia”.

All’indomani del terremoto politico che in una manciata di ore ha spazzato via un’intera classe dirigente, queste pubblicità, giustapposte l’una all’altra dalla mano del Caso, producono un involontario (e proprio per questo tanto più pungente) commento ai fatti del giorno, rendendo d’improvviso necessario e illuminante il titolo di questa 14° Biennale, che assurge, suo malgrado a vero e proprio Manifesto di un’Epoca.

I Fondamentali, dunque.
Monditalia è senz’altro il primo fondamentale della trilogia teorico-pratica di Koolhaas, del suo invito dialettico ad osservare/assorbire/(ri)costruire. La mostra delle Corderie dell’Arsenale è una scansione aggiornata dello Stivale più amato del mondo. Obbliga a camminare tra le macerie e gli scempi architettonici e urbani, tra rimasugli di mala gestione e riflessioni liquide su che cosa definisce un Paese, un confine, una Nazione, per fare il punto sullo stato attuale del patrimonio e del territorio, del suo paesaggio naturale e artificiale. Obbliga a tracciare una dolorosa e sconfitta topografia del fallimento dell’architettura, della sua impotenza, dei suoi errori/orrori, scoprendo un grande corpo ferito: quello dell’Italia Oggi.

Monditalia, infatti, è un’impressionante teoria di installazioni (41) distese negli spazi delle Corderie, scandita da tappe e soste, a tratti raggelanti, lungo la spina dorsale dell’Italia, da Sud a Nord. Dall’isola di Lampedusa (Intermundia), toccante non-luogo di emersioni e sparizioni, di confini marini eppure solidissimi, alle foto di ciò che resta de L’Aquila (L’Aquila’s Post-Earthquake Landscapes); dai video documentari dedicati all’isola della Maddalena (La Maddalena), ai luoghi ritrovati delle Alpi dove un cartografo automatico disegna i confini (Italian Limes) e Armin Linke racconta le montagne comprese dei suoi abitanti No Tav (Alps); passando per Pompei , Roma (Cinecittà Occupata, Ospedale San Giacomo-The Ghost Block), Assisi (Assisi Laboratory), Tortona e poi Milano (Sales Oddity. Milano 2 and the politics of direct-to-home Tv urbanism). E poi, sale come quella che ospita Radical Pedagogies: Action-Reaction-Interaction, un memorandum per le generazioni future dei percorsi di rottura e divergenza che hanno fatto la storia dell’Architettura.
Rem Koolhaas -giornalista e sceneggiatore, prima che architetto- conferma la sua vocazione all’interdisciplinarietà che trasmette anche a questa 14. Mostra sciegliendo di far conversare la disciplina dell’Architettura -per la prima volta nella storia di una Biennale – con le altre arti, muse e sorelle, grazie alla collaborazione dei direttori degli altri settori: Alberto Barbera (Biennale Cinema); Virgilio Sieni (Biennale Danza); Alex Rigola (Biennale Teatro); Ivan Fedele (Biennale Musica).

Il percorso espositivo delle Corderie è affiancato infatti dalla proiezione di pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano, contribuendo a tracciare uno spaccato sociale, antropologico, estetico del nostro Paese. Come un controcanto visuale alle criticità attuali, scorre un susseguirsi di spezzoni significativi di oltre 70 film che, insieme, scandiscono come un metronomo la re-visione dell’Italia nazional-popolare, creando uno strano, inquietante cortocircuito con la realtà documentata e raccontata, nelle sale a fianco, dai progetti di Monditalia. Gli spazi sono animati anche da performances di danza, prove, studi corali. La musica di uno degli spettacoli infrange il tabù della monodirezionalità settoriale delle discipline, rieducandoci all’ascolto olistico e globale delle forme, a quel passato Rinascimentale e prima ancora appartenuto alla Classicità  dove arte e coreutica, musica e architettura erano interconnesse.

Anna Trevisan

 

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