Biennale Cinema 2018 | La Mostra vista dal Mostro: Adieu Philippine.

adieu-philippinePiù che nelle precedenti edizioni il programma della selezione ufficiale appare dominato dalla volontà di rintracciare pellicole con qualche chance di successo nelle sale o sulle piattaforme come Netflix che, infatti, stanno guadagnando sempre più spazio come case produttrici. La grammatica estetica che si afferma è così quella di Hollywood d’alta gamma, tecnica perfetta, sentimenti chiari e distinti, retorica quanto basta. Il vostro Mostro ha così deciso di trascorrere gran parte del suo tempo all’inseguimento di capolavori restaurati del passato o di pellicole marginali, opere che mai giungeranno nelle sale.
Adieu Philippine (1963) di Jacques Rozier, autore poco conosciuto della Nouvelle Vogue francese, è appunto una di queste pellicole che è necessario riscoprire. Due ragazze e un ragazzo diciannovenni si corteggiano a Parigi e si amano in Corsica nei due mesi che precedono la di lui partenza per la guerra d’Algeria. Narrazione divagante e asciutta, pudori e miserie senza sentimentalismi, scrittura cinematografica nel segno dell’antiretorica, violazioni esplicite delle buone maniere dell’inquadratura e del montaggio meno clamorose ma analoghe a quelle del coevo À bout de souffle di Godard. Per oltre un minuto, ad esempio, una delle protagoniste balla guardando in macchina. Ma sono l’antiretorica e la tecnica cinematografica volutamente “sporca” a far esplodere la meraviglia e la potenza dei mesi fulgidi della piena giovinezza,  che come l’estate, come la luce mediterranea, come la miscela delle lingue (francese, corso e il napoletano di Vittorio Caprioli) travalicano l’ansia del possibile incontro con la guerra.
Saluti dal Mostro Marino.

S.M.

ADIEU PHILIPPINE (DESIDERI NEL SOLE)
Regia: Jacques Rozier
Produzione: Rome Paris Films, Euro International Film, Alpha Productions, Unitec
Durata: 111’
Lingua: francese
Paesi: Francia, Italia
Anno: 1962
Interpreti: Jean-Claude Aimini, Yveline Céry, Stefania Sabatini, Vittorio Caprioli, Daniel Descamps, André Tarroux, Marco Perrin, Arlette Gilbert, Maurice Garrel, Pierre Frag
Sceneggiatura: Jacques Rozier, Michèle O’Glor
Fotografia: René Mathelin
Montaggio: Monique Bonnot, Claude Durand, Marc Pavaux
Musica:Jacques Denjean, Paul Mattei, Maxim Saury
Suono: Maurice Laroche
Restauro: La Cinémathèque française, A17
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