Biennale Cinema 2022 | Tre settembre

Lido di Venezia, 3 settembre 2022 | Primo film in concorso al quale ha potuto accedere il Mostro, “Athena” di Romain Gavras, poi un altro film francese, “Pour la France” di Rachid Hami. Dal punto di vista formale, due opere assolutamente differenti che però orientano il loro sguardo verso la stessa tematica, il dramma della problematica, e spesso fallimentare, integrazione dei cittadini di origine nordafricana nella realtà francese. In particolare emerge il fallimento dell’istituzione militare nel fungere da ascensore sociale per cittadini di cultura araba pur assolutamente devoti alla Republique e ai suoi valori.

“Athena” di Romain Gavras

Il primo film ci immerge nella ininterrotta cronaca di una rivolta in una banlieue destinata a infiammare le periferie di tutta la nazione. Quattro fratelli di origine nord africana sono al centro della vicenda, un ufficiale dell’esercito, un giovane ribelle con un grande carisma di leader, il capo di una banda di trafficanti di cocaina, un folle un po’ autistico con la passione per gli esplosivi. Siamo dalle parti di Dostoevskij, insomma. La narrazione procede per lunghi, fantasmagorici piani sequenza che a tratti, soprattutto nelle scene iniziali, scivolano nell’estetica dei videoclip, la specialità del regista prima di approdare al lungometraggio. La rivolta assume sempre più i caratteri della violenza dilagante ed epidemica che nessun capro espiatorio riesce ad arginare, che divora indistintamente perpetratori e vittime. È la tematica di “Nuevo orden” di Michel Franco, visto due anni fa alla Mostra. Fortunatamente è meno compiaciuta la messa in scena della violenza e il ritmo serrato della narrazione non consente di staccarsi neanche per un attimo dalla visione. Purtroppo un sottofinale “spiego tutto” banalizza quello che la visione dell’evocazione dell’aggressività incontrollata ci ha insegnato.

“Pour la France” di Rachid Hami

“Pour la France” ci conduce invece nel dramma di una famiglia di origini algerine alla quale il nonnismo strappa il più brillante dei figli, entrato nella scuola dei cadetti con l’ambizione di diventare “il primo membro dello Stato Maggiore che fumerà il narghilè bevendo tè”. Il conflitto fra la famiglia e l’istituzione militare è tutto sui simboli: quale sarà il luogo della sepoltura, quale inno verrà suonato, chi comporrà il picchetto d’onore… Una tipica narrazione da cinema civile nella quale i dispositivi simbolici dello Stato si intrecciano con le vicende di un nucleo familiare e di coloro che lo compongono, i rapporti familiari frantumati dalla guerra civile d’Algeria, le aspirazioni all’integrazione, la difficile presenza dell’Islam in terra di Francia. Si descrive la sofferenza che accompagna l’appassire di un terreno simbolico comune, analogo a quello della salma che attende più di una settimana la sepoltura mentre le regole islamiche prescrivono l’interramento entro il giorno successivo alla morte.

Il Mostro Marino alias S.M.

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One thought on “Biennale Cinema 2022 | Tre settembre

  1. […] per l’opera prima, ma delizioso è stato anche “Les Miens” di Roschdy Zem e interessante “Pour la France” di Rachid Hami, meno “Athena” di Romain Gavras che, poverino, deve sentire il peso del […]

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