Biennale Cinema 2019 | “You will die at twenty”

Di una gioventù segnata da una maledizione mortale tratta anche il film sudanese “You will die at twenty”. È ambientato in un’area dell’Islam dove la dimensione religiosa è onnipresente e pervasiva nella vita di ognuno ma che, al contempo, risulta moderata e tollerante ad opera della tradizione Sufi e degli influssi animistici. La maledizione religiosa risulta meno inesorabile di quella biologica di “Babyteeth”, il protagonista lascia il villaggio per scoprire il mondo in un finale che al Mostro ha ricordato quello de “I quattrocento colpi”. Un’opera sul conflitto fra individuo e norma sociale, dalla narrazione pacata e con molti attori non professionisti e che al Mostro ha ricordato quella del 1966 di Konchalovskiy, “Storia di Asja che amò senza sposarsi”, storia di ambientazione rurale nella Russia sovietica. Se il cinema, secondo alcuni, è come la musica romantica, legato cioè ad un passato oramai tramontato, bisogna forse cercare alcuni dei suoi germogli vitali nelle società contadine, dove le lucciole non sono scomparse.

Il Mostro Marino alias S.M.

Biennale Cinema 2019
Leone del Futuro – Premio Venezia opera prima “Luigi De Laurentis”
You will die at 20
Regia: di Amjad Abu Alala 
Sudan, Francia, Egitto, Germania, Norvegia, Qatar
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Biennale Cinema 2019 | “Babyteeth” by Shannon Murphy

Una caratteristica stilistica del cinema australiano e neozelandese visto in questi anni alla Mostra (e dove se no?) è la assoluta mancanza di suspense. Definita da Hitchcock come quel dispositivo narrativo per il quale lo spettatore sa qualcosa che i personaggi non sanno, la suspense non interviene in “Babyteeth” a turbare la lenta narrazione dell’incontro di una quindicenne di buona famiglia ammalata di cancro con la libertà e la morte, simbolizzate dalla perdita di alcuni denti di latte rimasti per errore nella sua bocca. Stilisticamente coerente, ottimamente recitato con interessanti virate verso la commedia, è di una lunghezza difficile da affrontare.

Il Mostro Marino alias S.M.

Biennale Cinema 2019 - Venezia 76 Concorso
"Babyteeth"
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente a:Toby Wallace nel film “Babyteeth”
Regia: Shannon Murphy 
Produzione: Whitefalk Films (Alex White) 
Durata: 120’ 
Lingua: inglese 
Paesi: Australia 
Interpreti: Eliza Scanlen, Toby Wallace, Emily Barclay, Eugene Gilfedder, Essie Davis, Ben Mendelsohn 
Sceneggiatura: Rita Kalnejais 
Fotografia: Andrew Commis 
Montaggio: Steve Evans 
Scenografia: Sherree Philips 
Costumi: Amelia Gebler 
Musica: Amanda Brown 
Suono: Angus Robertson

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Biennale Cinema 2019 | “A herdade” by Tiago Guedes

Bertolucci aleggia anche nel film portoghese “A herdade”, versione lusitana di “Novecento”, durante e dopo la dittatura salazarista. Protagonista un latifondista che è di fatto un feudatario novecentesco, quindi scontri con il potere centrale, ius primae noctis, incesti, figlio degenere etc. etc. La realizzazione è asciutta, montaggio lento e assenza di una colonna musicale. Ma se a un film di tal genere togli le scene melodrammatiche e la musica di Verdi diventa di una pesantezza terribile. Anche qui, alla fine, muore un cavallo.

Il Mostro Marino alias S.M.

Biennale Cinema 2019- Venezia 76 Concorso
A herdade (La tenuta)
Regia: Tiago Guedes
Produzione: Leopardo Filmes (Paulo Branco), Alfama Films Production, CB Partners, Ana Pinhão Moura Produções
Durata: 164’
Lingua: portoghese
Paesi: Portogallo, Francia
Interpreti: Albano Jerónimo, Sandra Faleiro, Miguel Borges, Ana Vilela da Costa, João Vicente, João Pedro Mamede
Sceneggiatura: Rui Cardoso Martins, Tiago Guedes, Gilles Taurand
Fotografia: João Lança Morais (Janeko)
Montaggio: Roberto Perpignani
Scenografia: Isabel Branco
Costumi: Isabel Branco, Inês Mata
Suono: Francisco Veloso, Elsa Ferreira, Pedro Góis
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Biennale Cinema 2019 | “Lan xin da ju yuan” by Ye Lou

Con “L’ultimo imperatore” Bertolucci rese omaggio alla millenaria civiltà cinese. Diventata una delle principali cinematografie mondiali, la cinematografia cinese restituisce il favore con “Saturday fiction” e realizza la versione orientale de “Il conformista” ambientata nelle concessioni orientali di Shangai durante l’occupazione giapponese. Le concessioni erano aree della città amministrate dalle potenze europee che dal ‘37 al ‘41, cioè fino all’attacco a Pearl Harbour, godevano di una relativa autonomia, isole di consuetudini e libertà di espressione occidentali come sarà poi Berlino nel dopoguerra. Volendo strafare Lou Ye costruisce però un indigesto bignami di cinema: bianco e nero e montaggio Nouvelle Vogue, trama che mescola finzione teatrale e plot spionistico, infine sparatorie forsennate stile Hong Kong.

Il Mostro Marino alias S.M.

Biennale Cinema 2019 - Venezia 76 Concorso
Lan xin da ju yuan (Teatro Lyceum)
Regia: Ye Lou
Produzione: Yingfilms (Ma Yingli), Qianyi Times, Lou Ye, Bai An Films, Tianyi Movie & Tv
Durata: 126’
Lingua: mandarino, inglese, giapponese, francese, tedesco
Paesi: Cina
Interpreti: Gong Li, Mark Chao, Joe Odagiri, Pascal Greggory, Tom Wlaschiha, Huang Xiangli
Sceneggiatura: Ma Yingli
Fotografia: Zeng Jian
Montaggio: Lou Ye, Feng Shan Yulin
Scenografia: Zhong Cheng
Costumi: Linlin May
Suono: Fu Kang
Effetti visivi: Wang Lei
Note: dal romanzo Death of Shanghai di Hong Ying
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Biennale Cinema 2019 | “Gloria Mundi” by Robert Guédiguian

Sic transit. Gloria mundi unisce alla costruzione spietata della sceneggiatura dei film di Ken Loach lo sguardo delicato di un Rohmer. Il meglio che oggi può produrre il cinema europeo, la descrizione degli effetti che il vortice finanziario descritto nel film di Costa Gavras ha sulle vite di gran parte dei popoli dell’Europa. Salari minimi per lavori precari, per cui si lavora di notte per racimolare qualche euro in più, concorrenza fra tassisti e Uber driver che sfocia in azioni criminali, bambini che nascono e diventano immediatamente un fardello. La prospettiva della miseria, che significa “non avere un televisore grande come un francobollo” e degli abiti nuovi, pesa sulle esistenze dei personaggi più giovani come una spada di Damocle, genera un’angoscia tale da spingere alle azioni più stupide, inutili e turpi. I diseredati sono attivamente impegnati ad alimentare tale vortice generatore di miseria, si indebitano per comprare paccottiglia elettronica che poi rivendono per pagare le bollette, rubano nella boutique mutandine di pizzo (“per le mie figlie”), per il superfluo si impoveriscono arricchendo i pochi che, nel porno e nella cocaina, trovano status e soddisfazione. Ma una trama più profonda regge il tessuto del film e ne fa un capolavoro, il tema del tempo. Sic transit. Un personaggio mostra la possibilità di elevare l’esistenza sopra il vortice quotidiano delle miserie e delle sopraffazioni. È il protagonista, uscito dopo molti anni di carcere, che ha trovato due modi per vedere la grazia del mondo oltre il turbine delle malebolgie: scrivere haiku e occuparsi di una nipotina di pochi mesi, Gloria, gloria del mondo, orizzonte futuro. La poesia giapponese di diciassette sillabe, di solito tradotta in tre versi, contiene sempre un riferimento al tempo, come la stagione, l’ora, l’età della vita. Già Kerouac aveva scritto dei pregevoli haiku occidentali, il nostro galeotto ne compone di bellissimi e spiega come essi, fermando lo scorrere del tempo, consentano di vedere l’incanto del mondo. Insomma, il film risplendente è finalmente apparso in una Mostra la cui selezione possiamo definire di qualità media se non mediocre. Il Mostro ne è stato commosso.

Il Mostro Marino alias S.M.

Biennale Cinema 2019, Venezia 76 Concorso
"Gloria Mundi"
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a: Ariane Ascaride
Regia: Robert Guédiguian
Produzione: Ex Nihilo (Marc Bordure, Robert Guédiguian), AGAT Films (Marc Bordure, Robert Guédiguian), France 3 Cinéma, Bibi Film TV (Angelo Barbagallo)
Durata: 107’
Lingua: francese
Paesi: Francia, Italia
Interpreti: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Lola Naymark
Sceneggiatura: Robert Guédiguian, Serge Valletti
Fotografia: Pierre Milon
Montaggio: Bernard Sasia
Scenografia: Michel Vandestien
Costumi: Anne-Marie Giacalone
Musica: Michel Petrossian
Suono: Laurent Lafran, Emmanuel Croset
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Biennale Cinema 2019 | “Chola – Shadows of water”

Violenza e sottomissione nella stagione dei monsoni. Chola – Shadows of water è un film indiano di ottima fattura anche se difficile da digerire. Uno sguardo impassibile, privo di partecipazione emozionale, mette in scena una storia terribile con un distacco epico, dove contano i comportamenti non i sentimenti. A conferma del teorema del Mostro, l’eccezionale realizzazione tecnica di questa opera che nasce nel subcontinente indiano ci da, oltre l’ottima qualità delle immagini, un montaggio dei suoni e delle musiche fantastico, come non si vedeva da Roma, il film di Cuaron vincitore del Leone d’Oro dello scorso anno. La suspense che avvince progressivamente lo spettatore è affidata ai suoni che accompagnano lo sguardo impassibile della macchina da presa che, fra una presenza dell’acqua più pervasiva dei film dì Tarkovskij, fra scrosci di pioggia e rapide dei torrenti, trascina lo spettatore nel dramma di tre persone alla mercé di pulsioni e inibizioni che ne annullano la presenza al mondo.

Di nessun interesse, invece, The King, presentato fortunatamente fuori concorso. Puro prodotto Netflix, come “I Medici”, non si comprende cosa ci faccia in una mostra cinematografica. Shakespeare per la casalinga di Manchester, narra i bei tempi andati quando allo “Stai sereno” non seguiva un voto di sfiducia ma una sana decapitazione o una coltellata nella nuca.

Biennale Cinema 2019 | Orizzonti
Chola - Shadows of water
Regia: Sanal Kumar Sasidharan
Produzione: Appu Pathu Pappu Production House (Joju George), Niv Art Movies (Shaji Mathew) 
Durata: 120’
Lingua: malayalam
Paesi: India
Interpreti: Joju George, Nimisha Sajayan, Akhil Viswanath
Sceneggiatura: K V Manikandan, Sanal Kumar Sasidharan
Fotografia: Ajith Aacharya
Montaggio: Sanal Kumar Sasidharan
Scenografia: Dileepdaz
Musica: Basil C J
Suono: Sonith Chandran
Effetti visivi: Studio@360
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Biennale Cinema 2019 | “The new Pope” by Sorrentino

Per motivi indipendenti dalla sua volontà lunedì il Mostro è finito a vedere due puntate della nuova stagione dei papi di Paolo Sorrentino. Aveva apprezzato “The Young Pope”, la raffinata follia della sceneggiatura, la maestria delle riprese, i personaggi contraddittori ricchi di aspetti sublimi, penosi e meschini. In “The New Pope”, invece, Sorrentino si infila nel suo personale manierismo visivo e narrativo e non ne riemerge, i personaggi si riducono a marionette e la storia a una infilata di gag. Malkovich è ridotto a una maschera, monocorde e fastidiosa, come Servillo in “Loro”.

Il Mostro Marino alias S.M.

Biennale Cinema 2019 | Fuori Concorso
The New Pope
Regia:Paolo Sorrentino 
Produzione: Wildside (Lorenzo Mieli, Mario Gianani), Haut et Court TV (Carole Scotta, Caroline Benjo, Simon Arnal), The Mediapro Studio (Jaume Roures, Javier Mendez Zori), Sky Italia
Durata: 120’
Lingua: inglese, italiano
Paesi: Italia, Francia, Spagna
Interpreti: Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello, Stefano Bises
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Scenografia: Ludovica Ferrario
Costumi: Carlo Poggioli, Luca Canfora
Musica: Lele Marchitelli
Suono: Emanuele Cecere
Effetti visivi: DNEG 
Note: Episodi 2 e 7
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Biennale Cinema 2019 | “Adults in the room” by Costa Gravas

Caso unico nella storia del cinema, con Adults in the room Costa Gavras gira la seconda parte di Z, l’orgia del potere dopo cinquant’anni. Più che un orgia è un maelstrom del potere, un vortice turbinoso dove ogni attore gioca il suo ruolo senza cogliere alcun risultato. Una foucaultiana descrizione della microfisica delle politiche economiche, dove le scelte economiche sono asservite a strategie politiche e, viceversa, i programmi politici possono esistere solo negli angusti spazi consentiti dalle consuetudini finanziarie. Yannis Varoufakis e Christine Lagarde sono gli unici a comprendere la razionalità di un piano di rientro del debito della Grecia che non distrugga il tessuto economico e la coesione sociale del paese. Ma bisogna imporre un piano di rientro che impoverisca la popolazione, distrugga il welfare, colpisca la sinistra che i Greci hanno incautamente votata, e che “sia un esempio per gli altri stati dell’Unione”. Lo afferma con tranquilla sincerità Wolfgang Schauble, il ministro tedesco dell’economia che inflessibilmente impone il piano di rientro sapendo perfettamente che non ha alcun senso economico. Anche lui sembra coinvolto in un gioco obbligato, nel quale la razionalità del pensiero economico ha un ruolo secondario. Bisogna che il gioco continui come sempre e che i disturbatori, Varoufakis e Tsipras, siano espulsi dalla stanza dei giochi. Non ci sono adulti nella stanza, solo fanciulli catturati dal gioco, tutti eterodiretti, tutti prigionieri di una dinamica che nessuno può regolamentare. La figura più patetica, che non appare sullo schermo se non in immagini di repertorio, è Angela Merkel, colei a cui i politici greci si rivolgono più volte come a una madonna in grado di intercedere verso l’oscuro dio della finanza. Le vaghe e generiche affermazioni della cancelliera, promesse vane che fuoriescono dai telefoni, si rivelano solo segni della sua impotenza. Il ritmo narrativo incalzante, il flusso veloce delle battute, rimandano al film del ‘69, per quanto il Mostro, allora ragazzino, possa ricordare. Un finale a sorpresa, onirico e non molto indovinato, sembra un omaggio al cinema italiano di impegno degli anni ‘60, rimanda al Petri di Todo Modo o ai Taviani di Allosanfan.

Il Mostro Marino alias S.M.

Adults in the room
Regia: Costa-Gavras
Produzione: KG Productions (Michèle Ray-Gavras, Alexandre Gavras), France 2 Cinéma, Wild Bunch (Brahim Chioua), Odeon (Manos Krezias)
Durata: 124’
Lingua: inglese, greco, francese, tedesco
Paesi: Francia, Grecia
Anno: 2019
Interpreti: Christos Loulis, Alexandros Bourdoumis, Ulrich Tukur, Daan Schuurmans, Christos Stergioglou, Dimitris Tarlow, Alexandros Logothetis, Josiane Pinson, Cornelius Obonya, Aurélien Recoing, Vincent Nemeth, Francesco Acquaroli, Thanos Tokakis, George Lenz, Themis Panou, Maria Protopappa, Valeria Golino
Sceneggiatura: Costa-Gavras
Fotografia: Yorgos Arvanitis
Montaggio: Costa-Gavras, Lambis Haralampidis
Scenografia: Spyros Laskaris, Philippe Chiffre
Costumi: Agis Panayotou
Musica: Alexandre Desplat
Suono:Nikos Papadimitriou, Marianne Roussy-Moreau, Costas Varibobiotis, Edouard Morin, Daniel Sobrino
Effetti visivi: Benoît Maffone
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Biennale Cinema 2019 | “Scherza coi fanti”

Domenica 1 settembre, apertura della caccia. Da casa mia, all’alba, si sentono i botti dei fucili, vicinissimi. Sparano alle anatre in laguna, come se a Milano cacciassero in Parco Sempione o a Roma a Villa Borghese. Spero siano scampate le sei anatre che si sono stabilite un anno fa alla fermata del vaporetto dietro casa. Chissà perché mi immagino gli attori di questa maschia esibizione di potenza mentre, fra un tiro e l’altro, discutono di sostituzione etnica e “non siamo più padroni a casa nostra”. Magari fossero sostituiti! Per adesso lancio loro la maledizione cinese che è il motto di questa Biennale: Possiate vivere tempi interessanti. Chessò, possiate fare l’esperienza di uno tsunami, di un uragano, di un mass shooting…

Scusate lo sfogo.

È stato premiato un film di montaggio di Gianfranco Pannone e Ambrogio Sparagna, Scherza coi fanti, un’opera che ha commosso il vostro Mostro. La guerra, le guerre, dal punto di vista del soldato semplice, l’uomo comune che aderisce con ardore e, più spesso, paura all’avventura bellica. Da diari, spezzoni di documentari, interviste, si racconta il turbine dei sentimenti che trascina l’uomo in guerra e gli consente, nel bene e nel male, di fare cose inaudite. Ci viene rammentato che l’esercito sabaudo, nella guerra al brigantaggio, fece le stesse cose che le SS faranno poi contro i paesi dell’Appennino e l’esercito coloniale italiano perpetrerà in Abissinia. Centri abitati arroccati sull’osso montano della penisola furono assaltati, tutti gli uomini passati immediatamente per le armi (Per primo il prete), depredati del cibo, le case incendiate. Si seguono le oscillanti emozioni che, registrate dal diario, attraversano il fantaccino. Prima l’odio e il disprezzo per il nemico e la sua gente, poi la pietà per i corpi e le case, poi la vergogna e la colpa. E la pietà per i corpi sfigurati di Mussolini e della Petacci. Anche, però, il senso di sicurezza ed esaltazione di chi si sente parte di una squadra e nello stato d’animo giusto per affrontare ogni pericolo. (“L’azione era un’avventura, noi i cowboys, i tedeschi gli indiani, avevamo fatto saltare in aria il palazzo… uscirono con le mani alzate” – È una donna partigiana che narra.) La coraggiosa riflessione su quali istinti e sentimenti ci abitano a nostra insaputa (aggressività incontrollata, altruismo, pietà), di come la guerra sappia portarli, alla luce e di come i signori della guerra sappiano manipolarli scorre sulle musiche composte da Ambrogio Sparagna o da lui scoperte fra le genti dell’Appennino, fra le comunità albanesi della costa adriatica, fra gli umili destinati, quando è il caso, alla guerra come militi o vittime.

Un opera di quarant’anni fa restaurata: Out of the blue di Dennis Hopper. Dieci anni dopo Easy rider (film iconico e mediocre ma che ebbe un enorme successo) il regista e attore girò una pellicola in pieno stile New Cinema, che guarda a Cassavetes senza possederne la maestria, ma che è dura, scevra di ogni intimismo e senza pietà. Una ragazzina attraversa il film come un Holden Caulfield (o un Antoine Doinel) all’epoca del punk. E quindi alcol, eroina, violenze e incesti in un angolo di America dove la marginalità non origina dalla miseria ma dal l’invidia sociale. Da vedere ma difficile da reggere.

Poche parole per Seberg, onesto biopic privo di profondità. Una buona fattura che non regge il confronto con le serie TV di alta gamma.

Il Mostro Marino alias S.M.

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Biennale Cinema 2019 | “The perfect candidate”

Il film saudita The perfect candidate conferma il teorema del Mostro che recita: “La cinematografia interessante si produce a est di Istanbul”. Film scarni, essenziali, quindi ricchi di stile, in grado di restituire la vita profonda di popoli giunti da poco nel vortice della modernità, nella vita accelerata in grado di donare estasi, orrore e consapevolezza. La regista (una donna!) narra cosa significa per una giovane saudita essere un medico, da poco guidare un’automobile ed entrare in politica in un paese dove vige radicata nelle norme e nelle menti la purdah, la separazione dei sessi fin nello sguardo. E svolge la sua narrazione con un tocco alla Jane Austen delicato ed acuto, spregiudicato e comprensivo delle limitazioni della libertà vigenti in una società retta sulla religione.

Il Mostro Marino alias S.M.

Biennale Cinema 2019, Venezia 76 Concorso
The Perfect Candidate
Regia: Haifaa Al Mansour
Produzione: Razor Film Produktion (Gerhard Meixner, Roman Paul), Haifaa Al Mansour’s Establishment for Audiovisual Media (Haifaa Al Mansour)
Durata: 101’
Lingua: arabo
Paesi: Arabia Saudita, Germania 
Interpreti: Mila Alzahrani, Dhay, Nourah Al Awad, Khalid Abdulrhim
Sceneggiatura: Haifaa Al Mansour, Brad Niemann
Fotografia: Patrick Orth
Montaggio: Andreas Wodraschke
Scenografia: Olivier Meidinger
Costumi: Heike Fademrecht
Musica: Volker Bertelmann
Suono: Uve Haußig
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