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Your Girl | Alessandro Sciarroni

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21 giugno 2019, Biennale di Venezia, Teatro alle Tese | Luci di sala accese. Il pubblico biennalino prende posto in compagnia della spensierata musica di Electric Girl. Si respira una strana euforia nell’attesa dell’inizio. Your girl è infatti la prima creazione (2007) di Alessandro Sciarroni- Leone d’Oro alla Danza 2019.

In scena due performers meravigliosi: Chiara Bersani –già Premio Ubu 2019 come miglior attrice e performer under 35 – e Matteo Ramponi, i quali hanno stretto con Sciarroni una lunga e fortunata liaison artistica ed umana, tuttora vivissima, tant’è vero che Bersani compare tra le consulenti della drammaturgia di Augusto (2018), spettacolo nel quale è in scena anche Matteo Ramponi.

Chiara Bersani e Remo Ramponi sono già sul palco, in punti diametralmente opposti. Lei ha gli occhi chiusi, serena e immobile sopra la sua sedie a rotelle, in una rapita ricerca di concentrazione. Lui è seduto a torso nudo sotto una pioggia di stelle filanti di tessuto, che poi scopriremo essere calzini di spugna. Indossa pantaloncini corti e prosaici, stucchevoli calzettoni, di quelli adorati dagli adolescenti in scarpe da ginnastica.

Lei è piccina e disarmante, avvolta in un silenzioso abito bianco con dei grandi fiori sul petto. Lui campeggia enorme e scultoreo, lontano e inarrivabile. Lei sembra aspettarlo, in tono dimesso ma speranzoso.

Lentamente, Chiara scende dalla sua sedia a rotelle e si avvicina al bidone dell’aspirapolvere al centro del palco. Con un piede dà un calcio alla sedia a rotelle e si appoggia al bidone. Sembra sorriderci, di un sorriso svagato, distaccato di chi è qui, ma pensa ad altro. Poi, con una mano, si palpa i grossi fiori bianchi che le decorano il corpetto e li stacca, uno ad uno, disfandoli in lunghe bende bianche, che fanno pensare a garze e ferite da medicare, a fazzoletti di carta per soffiarsi il naso e asciugarsi le lacrime, a carta igienica da buttare. All’improvviso, con un dito, Chiara aziona l’aspirapolvere, premendo un pulsante. “He loves me” –dice, staccando un altro fiore bianco dal suo vestito. Di nuovo aziona l’aspirapolvere, che le ventila i capelli come fosse in posa per qualche foto servizio di moda. Lui tace passivo e distratto, irremovibilmente seduto.

“He loves me not” – dice lei con un filo di voce, dolce e sottile, mentre il suo corpo di donna così diverso illumina la sala, sconcertando gli occhi, sempre più abituati a vedere una fisicità femminile monocorde, standardizzata e senza sorprese, che imita le curve di Barbie.

Lei infila con le dita dentro al buco dell’aspirapolvere tutti i fiori che si stacca dal petto, facendoli ingoiare con rumore meccanico e ripetuto. “He loves me not” – dice, continuando gentile l’altalena amorosa del “M’ama, non mama”. Mentre un altro fiore disfato viene ingoiato dal phon/aspirapolvere/bidone, lui si toglie un calzino e se lo rammenda con ago e filo. Lui cuce, per se stesso. Lei disfa, per lui.

Lui srotola un rocchetto di filo e rammenda un altro calzino. Lei si toglie le vesti, scoprendo i seni. La sua nudità emoziona come un fiore nella neve. Lui si rimette i calzini, si alza e si dirige verso la sedia a rotelle, che sposta e allontana. Poi, le si avvicina. Lei lo guarda avvicinarsi, con un’intensità di sguardo che solo la presenza in carne ed ossa può restituire. Negli occhi di Chiara si concentra un universo intero, una narrazione, un viaggio emozionale di andata e ritorno verso l’amore, il suo fuoco speranzoso, il suo disincanto, la sua passione, la sua tenerezza.

Si guardano. Lui si spoglia, scoprendo un corpo perfetto e tornito. Si copre le pudenda con i pantaloncini. Poi glieli offre. Lei li infila nel buco dell’aspirapolvere. “I love him” (“Io amo lui”) – dice lui, chiudendo ogni speranza di reciprocità amorosa. Lui si sfila i calzini e glieli porge. Lei li prende e di nuovo, con precisa, sorridente sicurezza, li infila nell’aspirapolvere.

Che cosa pulisce quell’aspirapolvere, da che cosa pulisce, non lo sapremo mai. Possiamo solo immaginare che Madame Bovary/ Chiara Bersani si inchini al destino e con grazia lo incorni, cambiando il finale di una storia già scritta, e preparandoci a vedere l’impensato.

Intanto, la musica pop di Tiziano Ferro intinge di miele la visione di quei due corpi nudi, così vicini, così lontani, facendoli incontrare di fronte a tutti noi. Loro, in piedi davanti a noi, si danno la mano, come bambini felici, come angeli caduti qui su questa terra, e solo di passaggio.

Anna Trevisan

Biennale Danza
21 giugno, Teatro alle Tese, Arsenale, Venezia
Your Girl (2007, 20’)
Invenzione: Alessandro Sciarroni
Performers: Chiara Bersani, Matteo Ramponi
Elementi visivi: Elisa Orlandini
Produzione corpoceleste_C.C.00#
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Forever Young

Forever Young

29 Aprile 2014

CSC Nardini, Bassano del Grappa

Forever Young. Esito aperto al pubblico

direzione artistica Alessandro Sciarroni; training e consulenza drammaturgica Chiara Bersani e Marco Ramponi; costumi Alessia Morra; luci Cosimo Rampini

di Anna Trevisan

Nasce da un laboratorio questa prova gentile. Quattordici attori non professionisti (magari gli attori di professione avessero tutti la stessa qualità di presenza scenica!) entrano in scena uno alla volta, e si vanno a sedere in semicerchio su delle sedie.

Ognuno entra alla propria maniera, con la propria camminata, il proprio sorriso, il proprio tempo nel silenzio abitato dalle loro presenze colorate, buffe, tristi e allegre allo stesso tempo. Un po’ clown e un po’ Charlot . Sfoggiano calzini a righe, scarpe colorate, abitini con gonne godè e frac con papillon.

Concentrati in modo quasi assoluto e per questo sublime su ogni movimento da compiere e in atto. Innamorati di ogni attimo e spaventati da ogni gesto, trasformano una prova di fine laboratorio in un piccolo grande evento.

Il segno poetico e il disegno sono quelli degli artisti Alessandro Sciarroni, Chiara Bersani e Matteo Ramponi ma l’intensità è tutta degli interpreti, che regalano momenti di rara emozione formale alla performance, convincendo il pubblico ad abbandonare rigidità e stupore iniziali in favore di una distesa meraviglia.

Con un pulsante respiro all’unisono, si evoca un’unica, viva e reale creatura, costruita di fiato e di diaframma. Inspira ed espira ossigeno a ritmo, diretta da un direttore d’orchestra immaginifico. Emette fischi e sfiati degni di maestosi cetacei e balene estinte.

Poi si impenna, si scopre in piedi, e bussa con le piante dei piedi ed i talloni sulla schiena della Terra. Salta e si sparpaglia puntinando il palco di controtempi e batter di mani folk. Un tuono cadenzato si solleva  dal pavimento ctonio, con sempre più fragore, quasi a voler far scoppiare di pioggia un cielo chiuso, pizzicato dal rumore di un esercito colorato di piedi che continuano a cadere sul pavimento, a rimbombare, e producono suoni pesanti, possenti, sinceri.

Dall’acqua, alle zolle della terra ai tuoni celesti, in questa cosmo-genesi per nulla “brut”,  il silenzio iniziale si sviluppa in musica. Quello che accade è una galassia lattea e vorticosa di corpi che corrono a spirale intorno ad un centro che non c’è. L’Universo intero è chiamato a raduno, con cellule e gameti e mitocondri che si appaiano, si dividono, si moltiplicano e si disperdono. Incredibile capacità visionaria di suscitare mondi, quella di Sciarroni, Chiara Bersani, Matteo Ramponi. E degli attori. Professionisti.

http://www.operaestate.it/evento/forever-young/

http://www.alessandrosciarroni.it/

http://www.corteospitale.org/

Forever Young

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