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Photo Gallery – BMotion 2014

Il 24 Agosto si è conclusa l’edizione 2014 di BMotion, il Festival di Danza Contemporanea collegato a Operaestate Festival Veneto. Una teoria di spettacoli, tavole rotonde, workshop con artisti, danzatori e operatori da tutta Europa e non solo. Ecco qualche foto ricordo.

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Deep Dish. Il Mondo senza di Noi secondo Chris Haring/Liquid Loft

Deep Dish-Chris Haring-Liquid LoftDov’è la danza? Chiede dal soffitto la goccia d’acqua che cade. In un silenzio perfetto schiocca sulla tavola imbandita e produce un suono lento, che si allarga in un cerchio sonoro.

Intorno al tavolo persone in carne e ossa conversano amabilmente. Quando mangiano, i rumori amplificati dei loro morsi, dei loro sorsi, dei loro movimenti scoppiano in un’orgia di suoni che inquieta la visione di una cena prima perfetta. Macro immagini di verdura e di frutta sulla tavola vengono proiettate sullo schermo, trasformando il cibo in racconto, i gesti in narrazioni. Le slabbrature di un fungo, il turgore di una fragola, il rumore del cibo masticato tra i denti animano un gigantesco Universo di Verde, una realtà aumentata dove suoni amplificati e immagini macro sgranano nuovi contenuti, evocando trascorsi primordiali e divorando futuri possibili.

Le voci umane vengono inghiottite in una bolla, sonora e visuale, dentro ad un bicchier d’acqua. L’inquadratura macro del bicchiere sbugiarda la purezza e rivela i germi che nuotano dentro, formicolanti e vivi. Ogni cosa organica è abitata dalla trasformazione, pullula di microuniversi. Ogni cosa contiene un universo di significati. Così, il coltello da cucina che affetta i pomodori apre all’ossimoro di una crudeltà vegetale: un massacro di polpa rossa e innocente. La ripresa della bocca che ingurgita un pezzetto di ananas descrive una voracità laida, quasi belluina.

L’inquadratura della tavola racconta dei resti di una natura morta caravaggesca, spolpata dal ronzio delle mosche. Frammenti di discorsi umani agitano profezie di un futuro incombente, sollevando paesaggi emozionali degni della Melancholia di Lars Von Trier. “I have something to tell you. But I can’t”, ripete ambiguamente una delle convitate mentre una primordiale foresta di foglie di ananas, uva viola e melanzana soccombe sotto mani che strappano, spezzano, schiacciano, spappolano tutto quello che toccano per ingoiarlo. I rami superstiti della salvia resistono vicino alla boscaglia di cespugli e capelli. Il viso di una delle convitate appare come una Primavera che, indecisa tra Botticelli e Arcimboldo, si sfalda in meretrice. Tutti vediamo il Sole in un’arancia; l’oceano in un bicchiere d’acqua; i germi diventare alghe abissali, e il disfacimento che consuma di muffa i cetrioli e ammazza l’uva passa sul pane. Fino a quando, uno sfiato di latte esce dalla bocca come una medusa nel mare, diventando lirico elogio alla Natura, finalmente restituita a se stessa.

Una Terra che danza. Senza l’Uomo.

Anna Trevisan

 

Operaestate Festival Veneto

Teatro Remondini, Bassano del Grappa – 24 Agosto 2014

Deep Dish di Chris Haring/Liquid Loft; direzione artistica e coreografia di Chris Haring; danzatori Luke Baio, Stephanie Cumming, Katharina Meves, Anna Maria Nowak; set consulting e sculture organiche di Michel Blazy; sound design e composizioni di Andreas Berger; luci, stage design e drammaturgia di Thomas Jelinek

http://www.liquidloft.at/

http://www.operaestate.it/evento/deep-dish/

 

 

 

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Giulietta e Romeo. Lettere dal mondo liquido | Teatro del Lemming

 

TEATRO del LEMMING_paifoto

Giulietta e Romeo |Teatro del Lemming. Foto di Pai Dusi

La vita è un pesce.

Il pesce rosso nuota nella boccia, silenzioso. Nessuno lo nota, nella penombra. Lui però continua a nuotare, continua a nuotare, continua a nuotare. Mentre noi tutti siamo concentrati a guardare altrove, a cercare altrove l’azione, il movimento, la tragedia. Mentre fissiamo sorridenti la versione contemporanea di Giulietta che si lava i denti e si interroga allo specchio del bagno con una sfilza di domande che sono un questionario, che sono un colloquio di lavoro. Mentre Giulietta si sgrava il cuore da aspettative standard, da richieste standard, da un futuro standard -“Quante lingue parli? … Sei stata in Erasmus? … Quanto tempo spendi sui social network? … Hai capacità di problem solving? … Descriviti in 25 parole!”- il pesce rosso continua a nuotare, proprio come ha fatto Abdul, per attraversare a nuoto La Manica.

Un lampo veloce illumina la connessione tra la visione e il senso, e ci suggerisce di rileggere il finale di Shakespeare che chiude il racconto della più infelice tra le storie, quella di Giulietta e di Romeo, con un ammonimento: “alcuni saranno perdonati, altri puniti”, alcuni sommersi ed altri salvati.

Il Teatro del Lemming sembra aver scelto di rileggere Shakespeare partendo dalla fine della tragedia, dal suo epilogo, per accompagnarci “à rebours” nella rivisitazione del Mito. Punge come una puntura di spillo, come la spina di una rosa, l’immagine del pesce rosso, e si deposita muta dentro lo sguardo,e aspetta di parlare alla fine.

Le parole degli altri

Vediamo Shakespeare rilucere in filigrana, dentro ai testi di altri, dentro ai pensieri di altri, dentro alle parole di Keats, dentro ad altri tempi, ad altri spazi, dentro agli stessi universali sentimenti di amore e di odio, dentro agli stessi eventi e ricorsi della Storia, così rissosi, così rabbiosi, così brutali.

Diciassette quadri, diciassette scene cesellate accurate appassionate, costruite sulla struttura shakespeariana di Giulietta e Romeo, si sovrappongono alla fisionomia di Shakespeare, la velano e la disvelano, interpretando con ardore il testo, riuscendo ad afferrarlo, ad acciuffarlo e a sgranarne il cuore: non l’amore sdolcinato che ci hanno dato a bere, non la banalità immortale di due fidanzatini qualunque con velleità suicide. Ma la potenza e l’irruenza e la veggenza di due persone che hanno irradiato la forza del proprio amore, l’hanno fatta traboccare, hanno inondato schiere intere di eserciti, di oppositori, di schieramenti di detrimenti al loro incrollabile amore. Morde al cuore Shakespeare la domanda che rimbomba in sala: “E tu? Che cosa saresti disposto a fare per salvare il tuo amore?”.

La commedia

La paternale a Romeo è un cameo di intelligenza entomo-sociologica. Nemmeno Dante, con la sua gravità presaga di morte, in bocca a Romeo basta per far desistere il padre dal chiamarlo scansafatiche, dal catalogarlo come bamboccione, dal pretendere che inveri quel futuro standard che ha concepito per lui.

Dopo aver addentato con tale puntuta arguzia scenica e drammaturgica il senso segreto di Shakespeare, dopo averlo traghettato con pazienza fino a noi pubblico, il Lemming non rinuncia alla commedia che tanto stringe e tanto serve alla tragedia in Shakespeare. I lazzi, le battute oscene, il triviale shakespeariano che muovono la pancia, che muovono la risata facile, che strizzano l’occhio al lettore come un contorno succulento intorno al primo amaro, sono tradotti dal Lemming in un linguaggio pop, che fa il verso agli intellettualoidi, agli artistoidi, al pubblico televisivo e ai giovani che parlano inglese e dimenticano la lingua delle emozioni. Non è un film però il video sulla casalinga e madre di famiglia che protesta, esterrefatta di sé, del trovarsi lì a protestare, davanti a un poliziotto, per salvare la terra. Giulietta è quella donna, Giulietta è quell’amore, Giulietta è quell’ostinazione, quella ribellione al già detto e al già deciso, ai matrimoni combinati e ai trafori in Val di Susa.

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Fiorella Tommasini in Giulietta e Romeo | Teatro del Lemming. Foto di SIRK

Futuri distopici e baci

Che cosa sarebbe successo se Giulietta non si fosse uccisa? Parla la musica. Parlano le tazze di porcellane di un servizio inglese. Parlano le dita che si sfiorano sul bordo del piattino, inseguendo un tè mai preso. Parlano le mani che spostano piattini, cucchiaini e fanno un tintinnio spettrale.

Come un emersione, straordinaria per potenza simbolica e insieme visiva, Giulietta e Romeo compaiono dal fondale con le teste incappucciate. Si scambiano un bacio bendato, bianco, senza respiro, che muove l’immagine immobile degli amanti di Magritte e le dà volume, le dà dimensione, le dà significato. Gli amanti si liberano il volto e si baciano, si baciano ancora. Con un bacio infatti muore il Romeo di Shakespeare, asciugando il veleno sulle labbra di Giulietta.

Mar Mediterraneo

“L’amore è una nuvola che si forma col vapore/ dei sospiri: se la nuvola svanisce/ l’amore è un fuoco che brilla negli occhi degli amanti; / se s’addensa ai venti contrari può diventare/un mare che cresce con le lacrime dell’amante” dice il Romeo di Shakespeare. E questa visione lacrimosa e liquida, frutto di destini avversi, nello spettacolo si allarga, fino a diventare dominante sulla scena insieme a quella, indimenticabile, del bacio degli amanti. Quel bacio è sommerso, allagato, affogato dall’acqua, quel bacio, quell’acqua sono il letterale messaggio nella bottiglia che ci affida questo spettacolo.

Acqua d’acciaio, acqua intera, acqua definitiva, acqua che cresce dalla terra. Acqua che cresce dall’acqua, acqua che dà sepoltura. Acqua che bacia, acqua liquida, acqua grembo. Acqua come colonne da varcare. Acqua sepolcro e fonte battesimale, dove nuotano i pesci. E tutti i pesci, si sa, anche i pesci rossi, nell’acqua respirano.

Anna Trevisan

 

Operaestate | CSC Garage Nardini, Bassano del Grappa -20 Luglio 2014

Giulietta e Romeo. Lettere dal mondo liquido | Teatro del Lemming

con Alessandro Sammartin, Alessio Papa, Chiarav Elisa Rossini, Diana Ferrantini, Fiorella Tommasini, Katia Raguso, Maria Grazia Bardascino; musica Massimo Munaro; regia Chiara Elisa Rossini e Massimo Munaro; una produzione Teatro del Lemming 2013

 

http://www.teatrodellemming.it

http://www.operaestate.it/evento/giulietta-e-romeo-lettere/

 

Guarda la video intervista a Massimo Munaro e Chiara Elisa Rossini su CULT TV!

 

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